Amazon Vendor

Chargeback Amazon Vendor: le cause più comuni e come ridurli

Team Bettershop · 26 ottobre 2026 · 6 min di lettura

In breve
  • I chargeback sono penali che Amazon applica quando una spedizione non rispetta i suoi requisiti operativi.
  • Le cause più frequenti riguardano ASN, etichettatura, imballo e appuntamenti di consegna.
  • Alcuni si possono contestare, ma solo con prove precise e nei tempi indicati in Vendor Central.
  • Il risparmio vero arriva lavorando con logistica e magazzino sulle cause ricorrenti.

I chargeback operativi sono penali piccole, a volte di pochi euro, che Amazon applica quando una spedizione non rispetta i suoi requisiti. Prese una per una sembrano trascurabili, sommate su un anno pesano sul margine. Qui trovi le cause più comuni, come leggerli in Vendor Central, quali contestare e come ridurli alla fonte.

Cosa sono i chargeback operativi

Amazon riceve ogni giorno migliaia di spedizioni. Per gestirle in modo automatico chiede ai Vendor di seguire regole precise su avvisi di spedizione, etichette, imballi e consegne. Quando una regola non viene rispettata, il magazzino deve intervenire a mano, e Amazon addebita al Vendor un costo per quella lavorazione extra. Questo addebito è il chargeback.

Non vanno confusi con gli shortage, che riguardano merce fatturata e non registrata in ricezione, né con co-op e allowance, che derivano dagli accordi commerciali. I chargeback sono penali legate a come spedisci, non a cosa vendi.

Le cause più comuni

Le tipologie sono decine, ma la maggior parte dei chargeback rientra in poche famiglie:

AreaEsempi di erroreChi di solito è coinvolto
Ordini (PO)Conferma tardiva, quantità spedite diverse da quelle confermateUfficio commerciale o customer service
ASNAvviso non inviato, inviato in ritardo o con dati non corrispondenti alla merceLogistica, sistema EDI
EtichettaturaEtichette cartone o pallet mancanti, illeggibili o posizionate maleMagazzino
Preparazione e imballoCartoni troppo pesanti o fuori misura, imballo non conforme, prodotti non protettiMagazzino, packaging
Trasporto e consegnaConsegna senza appuntamento, in ritardo o in una finestra diversaCorriere, logistica
RicezioneCodici non scansionabili, merce non associabile all’ordineAnagrafiche, magazzino

ASN: il punto più delicato

L’ASN (advance shipment notification) è l’avviso che dice ad Amazon cosa sta arrivando: quali codici, quante unità, in quali cartoni e pallet. Se l’ASN non corrisponde a quanto arriva fisicamente, il magazzino non riesce a ricevere in automatico. Gli errori più tipici sono quantità non aggiornate dopo una modifica dell’ultimo minuto, cartoni dichiarati in modo diverso da come sono stati preparati e ASN inviati dopo la partenza della merce. Un ASN corretto riduce i chargeback e rende più facile contestare gli shortage.

Etichette e imballi

Ogni cartone e ogni pallet deve avere le etichette richieste, leggibili e nella posizione giusta. Basta un nastro che copre il codice a barre, o un’etichetta stampata male, per generare una penale. Lo stesso vale per pesi e dimensioni dei cartoni: oltre certi limiti il magazzino deve intervenire a mano. I requisiti precisi sono nelle guide di Vendor Central e cambiano nel tempo, quindi conviene che chi prepara le spedizioni le consulti in modo regolare.

Appuntamenti di consegna

Le consegne ai magazzini Amazon avvengono su appuntamento. Arrivare senza prenotazione, in ritardo o in una finestra diversa da quella confermata può generare chargeback. Spesso il problema è nel passaggio di informazioni tra Vendor e corriere: l’appuntamento c’è, ma il corriere non lo sa o non lo rispetta.

Come leggerli in Vendor Central

I chargeback si trovano nella sezione dedicata alle performance operative di Vendor Central. Per ognuno vedi tipo, data, PO o spedizione collegata e importo. Il primo passo utile è scaricare i dati di qualche mese e raggrupparli:

  1. Per tipologia, per capire quali errori si ripetono.
  2. Per magazzino di destinazione, per vedere se il problema è concentrato.
  3. Per corriere o per sede di partenza, se ne usi più di uno.
  4. Per importo, per capire dove si concentra il costo.

Spesso emerge che due o tre cause spiegano la maggior parte della spesa. È lì che conviene intervenire per primo.

Quali chargeback si possono contestare

Un chargeback si può contestare quando hai prove che l’errore non c’è stato o non dipende da te. Alcuni casi tipici:

  • ASN inviato nei tempi, con prova di trasmissione e contenuto coerente con la merce.
  • Consegna avvenuta nella finestra prenotata, con prova del corriere.
  • PO confermato correttamente, con data e quantità registrate.
  • Penale applicata due volte per lo stesso evento.

La contestazione si apre dalla stessa sezione di Vendor Central, chargeback per chargeback. Le finestre sono strette: in genere si parla di circa 30 giorni dalla notifica, con la possibilità di una seconda contestazione dopo un rifiuto, ma i termini esatti vanno verificati in Vendor Central per il tuo marketplace. Senza prove precise la contestazione viene respinta, quindi conviene archiviare in modo ordinato ASN, conferme d’ordine e prove di consegna per ogni spedizione. Se il volume è alto, un servizio di recupero crediti Vendor può gestire le contestazioni insieme a shortage e price claims.

Come ridurli lavorando con logistica e magazzino

Contestare serve, ma il risparmio vero arriva quando i chargeback smettono di nascere. Alcune azioni che nei progetti che seguiamo danno risultati concreti:

  • Una checklist di spedizione per il magazzino, con i requisiti Amazon su etichette, pesi e imballi, aggiornata quando cambiano le regole.
  • ASN generato dal sistema sulla base di quanto realmente preparato, non digitato a mano.
  • Controllo dell’appuntamento: il corriere riceve per ogni spedizione la finestra prenotata e la conferma.
  • Anagrafiche pulite: codici EAN, dimensioni e pesi allineati tra il tuo gestionale e Vendor Central.
  • Revisione mensile dei chargeback con chi gestisce logistica e magazzino, guardando le cause e non solo il totale.

Un dettaglio pratico: quando cambi qualcosa nel processo, per esempio un nuovo formato di cartone o un nuovo corriere, controlla i chargeback delle settimane successive. Le nuove penali compaiono spesso proprio dopo un cambiamento che sembrava innocuo. Accorgersene subito costa poco, accorgersene dopo tre mesi costa molto di più.

Se usi un operatore logistico esterno, condividi con lui i dati dei chargeback. Molti non sanno quanto costano i loro errori finché non vedono i numeri. Se il contratto lo permette, valuta di ribaltare sull’operatore i chargeback causati da errori suoi, documentati: è il modo più rapido per allineare gli interessi.

Cosa fare adesso

Scarica i chargeback degli ultimi tre mesi e raggruppali per causa. Individua le due o tre voci più costose e fissa una riunione con magazzino e logistica per capire da dove nascono. Imposta l’archiviazione delle prove per ogni spedizione, così da poter contestare nei tempi. Se vuoi una lettura esterna di come stanno andando le operazioni del tuo account, puoi partire da un audit Amazon gratuito.

Domande frequenti

Cosa sono i chargeback Amazon Vendor?

Sono penali che Amazon applica quando una spedizione non rispetta i requisiti operativi, per esempio su ASN, etichette, imballi o appuntamenti di consegna. Servono a coprire la lavorazione extra che il magazzino deve fare a mano.

Entro quanto tempo si può contestare un chargeback?

Le finestre sono brevi, in genere nell'ordine di 30 giorni dalla notifica, con possibilità di una seconda contestazione dopo un rifiuto. I termini esatti possono variare e vanno verificati in Vendor Central per il proprio account e marketplace.

Come si riducono i chargeback in modo stabile?

Analizzando le cause ricorrenti e intervenendo su processi di magazzino e logistica: ASN generati dal sistema, etichette corrette, pesi e imballi conformi e appuntamenti comunicati al corriere. Una revisione mensile con chi prepara le spedizioni aiuta a non far tornare gli stessi errori.